Han Kang | Un ragionamento nella profondità dell'esistere

«Fin da bambina mi sono sempre interrogata. Sulla ragione per cui veniamo al mondo, o quella per cui esistono la sofferenza e l’amore. Per migliaia di anni la letteratura si è posta queste domande, e se le pone ancora oggi. Qual è il significato della nostra breve permanenza su questa terra? Quanto è difficile per noi restare umani, qualunque cosa accada? Nella notte più buia il linguaggio ci chiede di cosa siamo fatti».
Premio Nobel per la Letteratura 2024, la scrittrice sudcoreana Han Kang racconta che tra i diari di quando era bambina c'è Un libro di poesie, che si apre con le domande: «Dov'è l'amore? Cos'è l'amore?».
Per quarant'anni la tensione interiore tra dolore e meraviglia, che aveva costituito la forza trainante della sua scrittura («Perché il mondo è così violento e doloroso? E tuttavia come può il mondo essere così bello?»), aveva riproposto la tematica dell'infanzia, ma dispiegandola nel tempo fino a Non dico addio. Solo più che cinquantenne Han Kang inizierà ad avere dei dubbi: «Dal mio primo romanzo all'ultimo lo strato più profondo delle mie indagini non era sempre stato rivolto all'amore? Potrebbe essere che l'amore fosse in realtà il filo conduttore più antico e fondamentale della mia vita?».
Quando scrive usa il corpo: i dettagli sensoriali della vista, dell'ascolto, dell'olfatto, del gusto, dell'esperienza di tenerezza e di calore, del freddo e del dolore. Cerca di trasmettere le sensazioni vivide dell'essere mortale, come se stesse inviando al lettore una corrente elettrica vivente. E quando sente che la corrente arriva a destinazione, l'amore si svela come «il filo d'oro che lega insieme i cuori».

Per approfondire:
1. Vedere voci. Intervista ad Han Kang, 2026.
2. From Han Kang, with love, 9 dicembre 2024.
3. Han Kang, Non dico addio, 2024.
4. Han Kang, L'ora di greco, 2023.
5. Han Kang, Atti umani, 2017.